La storia dell’oste che volle diventar mugnaio | Eventi Tradizione Fermo | Ballade Ballade Bois | Aprile 2013 | Osteria del Merlo

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Iscopile Cantina | Ballade Ballade Bois Osteria del Merlo Lu Trainanà Stefano Fabbroni

Adesso ve racconto dell’Oste Ginesino
che a forza de colla ‘fece la cresta sopra al vino
E ahivoglia de ‘llungà lo vì co’ l’acqua liscia
ce’ riempì tre bei forzieri e puranco la saccoccia.

L’oste disonesto che adesso io ve canto
c’avéea tre figlie belle, col viso tutto bianco
che in mezzo a quelli porci ‘vvinazati
parìa tre bianchi gigli dal ciel dimenticati.

Se sa che li denà’ ‘mmoccò ce rappresenta
e pure a fallo apposta non putìmo fanne senza.
Ma più che li denari fu l’onor a pijià la mano
de vedè ‘na bella figlia data in sposa ad un villano.

La sorte se presenta come strada tutta sbieca
e ‘n cristià’ co’ mille pene non conosce direzione.
Quand’ecco che ‘n consiglio molto saggio te la piega
soprattutto quando è un prete che dà la confessione

“Tu fanne il mulinà’ e mulena la farina
che ‘nvece de la sera tu fadighi la matìna
e vedrai lu sole ardu, non la luna e l’altre stelle
e presto troverai un marito a ‘sse fandelle.”

All’Oste ce ce parve pure un bell’affare
e dalla sera alla matina svotò tutti i forzieri
pe’ comprà ‘na bella pietra, li sacchi e anche le pale,
e pe’ dimenticà quello ch’era stato ieri.

Ma pochi jiorni appresso, quando tutto era compiuto,
se sciorzero le nubi e piòvve jiò de tigna
che lu fiume se ‘ngrossò che pareva un grande imbuto
che se bevette tutto, puranco la vergogna.

Disse l’oste lagrimando al prete in processione:
“solo miseria me portò lu cunziglu che m’hai dato”
Ma quello glie rispose, pe’ non dà soddisfazione:
“quello che rubbasti ‘n vì, co’ l’acqua Iddio se l’ha ‘rpijiato.

Questa storiella è stata raccontata da Stefano Fabbroni durante Iscopile-Cantina, serata con ospiti al Teatro Comunale di Caldarola di Aprile 2013, in una tre giorni di Eventi dedicati all’incontro fra cultura tradzionale Marchigiana e della Sardegna. La prima serata è stata ospitata dall’Osteria del Merlo di Moresco, è quella a cui si riferisce questo piccolo reportage nella grotta e nelle stanze dell’Osteria, ospitato nel castello di Moresco.

Il testo è ispirato dal racconto popolare riportato in Dicerie Popolari Marchigiane, (Principi, L’Oste Punito, pag 69, Vol III, ed. Simple), che narra di un’oste punito dal destino.

A questo va aggiunta, per me, la storia di un disastro: una piena del fiume non calcolata, l’ascesa e la discesa di un uomo che usò i suoi trucchi e un prete che confessava di giorno e sconfessava la notte.

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