La Passione | Canto Rituale di Questua della tradizione orale Marchigiana

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La Questua nella tradizione cristiana è l’atto di andare di porta in porta a elemosinare offerte, soprattutto in cibo, in genere con significati connessi alla penitenza o al voto di povertà, come nel caso degli ordini dei mendicanti.
Per il fenomeno del sincretismo tipico delle nostre terre, la religione si fonde con i riti di fertilità pre-cristiani e la cultura popolare di cui la musica è il principale mezzo di espressione.

La pratica della questua si associa quindi perfettamente ai cantori che portavano la musica di casa in casa, come augurio di benessere e abbondanza, in cambio di cibo, vino e, solo molto raramente, di denaro.

Così il dialogo tra tradizione sacra e tradizione popolare ha dato origine a uno specifico genere musicale che si è molto sviluppato nelle Marche: canzoni popolari come Cantamaggio, Pasquella e Passione e danze come il saltarello marchigiano sono esempi di musica di questua.
I canti di questua sono strettamente legati al ciclo della natura e sono la testimonianza orale della vita comunitaria contadina, scandita dalle stagioni e regolamentata dai grandi avvenimenti liturgici.
La storia del calendario delle festività, ben spiega come il calcolo degli equinozi e la ritualità sacra andavano di pari passo. La questione della progressiva regressione dell’equinozio di primavera dovuta all’imprecisione del calendario Giuliano fu proprio la causa della riforma del Calendario Giuliano e la sua sostituzione con quello Gregoriano.

La causa del male fu diagnosticata al mondo fin dal concilio di Nicea (325) ma solo nel 1582, si constatò che il 21 marzo, giorno convenzionale per l’equinozio, stabilito dal Concilio di Nicea quale base per il calcolo della Pasqua, capitava quando il reale equinozio astronomico era ormai già passato da dieci giorni.

Per sistemare il calendario Giuliano e ristabilire i riti della Pasqua, furono usate le misurazioni dell’astronomo Niccolò Copernico, pubblicate nel 1543 (anno della sua morte) sotto il titolo di De Revolutionibus orbium coelestium libri sex (“Sei libri sui movimenti circolari dei corpi celesti”), che tanto ispirarono Galileo Galilei. Il calendario Gregoriano entrò subito in vigore l’anno stesso: il 15 ottobre 1582.
La liturgia della Pasqua, così piena di simbolismi, quali la morte e la rinascita del Cristo, simboleggia da sempre il risveglio della natura, il passaggio dall’inverno alla primavera.
I nostri contadini allora, smettevano i panni di duri lavoratori della terra e indossavano i panni di finissimi cantori, celebrando il rito di comunità.

Tutti canti di questua coincidono con date precise del calendario agricolo.

Nelle Marche, per il ciclo del solstizio d’inverno, troviamo: la Pasquella (Capodanno-Epifania), il Sant’Antonio (sedici gennaio), la Passione di San Giuseppe (diciotto marzo) per la sola zona del Piceno. Per quelle primaverili: lo Scacciamarzo (l’ultimo giorno di marzo), nelle due settimane precedenti la Settimana Santa, rispettivamente: Alle anime sante del Purgatorio e la Passione di Cristo. Il Cantamaggio, nella notte tra il trenta aprile ed il primo maggio. Infine per quelle estive del mese di agosto: Alle anime sante (riguardante la sola zona di Fabriano).

Tra i canti rituali di questua, grande diffusione nell’Italia centrale, ha avuto il canto della Passiò (come è semplicemente chiamato nell’area anconetana la Passione), generalmente pubblicato con il titolo di Orologio della Passione, perché il testo ripercorre ora per ora, il processo, la crocefissione, il martirio e la resurrezione di Cristo. Lauda, questa della Passione, di eccezionale valore storico, contemporanea alle Sacre Rappresentazioni del XII secolo.

La Passione viene eseguita regolarmente da un suonatore di organetto o fisarmonica e da due “cantori” che eseguono alternandosi al canto, una stanza per uno, accompagnandosi con il cembalo ed i il triangolo. Unica eccezione, nel fabrianese, dove gli strumenti fondamentali di accompagnamento soni i violini, il violone (basso a tre corde, portato in spalla dal suonatore) e la fisarmonica e dove il gruppo può raggiungere un numero di otto/dieci elementi.

Il canto viene portato da squadre di cantori in ogni casa, come augurio di salute, benessere e prosperità. Al termine dell’esecuzione i cantori chiedono una ricompensa in vino e cibo, destinati al pranzo a conclusione della festa.

L’esecuzione di questo brano popolare segue un rituale immutato da secoli: deve essere cantato nella settimana precedente a quella di Pasqua; nelle case colpite da lutto recente e, dopo regolare richiesta dei cantori, ottenuto il permesso dal capofamiglia, viene eseguito senza il saltarello finale di richiesta doni.

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